Più di sessanta professionisti, psicoterapeuti autorizzati, psichiatri e medici, che praticano le terapie riparative a chi volontariamente e in piena libertà, chiede di recuperare un orientamento sessuale naturale, verso l’altro sesso, insieme a più di un migliaio di clienti e alle loro famiglie, hanno presentato una formale denuncia, “In Their Own Words” (“Con le loro stesse parole”).
Alla Federal Trade Commission, hanno chiesto ad agire contro i gruppi LGBT per gli “atti e le pratiche sleali e ingannevoli” che essi pongono in essere in violazione della legge federale.
Gli accusati di “menzogna, inganno e frode” sono il Southern Poverty Law Center, la Human Rights Campaign, e il National Center for Lesbian Rights che sono particolarmente accaniti nel voler vietare le terapie riparative a coloro che in piena libertà vogliono lasciare la vita omosessuale.
La National Taskforce for Therapy Equality, l’ente creato da Cristopher Doyle (nella foto), per invocare pari opportunità terapeutiche, ha raccolto le prove di decine di testimonianze fraudolente presentate dalle suddette associazioni LGBT. Queste hanno calunniato ingiustamente i terapisti di aver torturato o umiliato i pazienti con tendenze omosessuali o con disforia di genere, attraverso minacce, elettro-shock, e altri sistemi inumani. I ricorrenti hanno le prove che queste accuse sono totalmente inventate.
Certi sistemi crudeli (e inefficaci) sono stati del tutto abbandonati quasi un secolo fa: le terapie avversative sono state sostituite dalle terapie riparative cognitive.
Se alcuni abusi sono stati commessi di recente, si vadano a denunciare i responsabili: si scoprirà che si tratta di ciarlatani che agiscono senza licenza e senza titoli. Questi casi, comunque, non giustificano un divieto generale delle terapie riparative che, viceversa, hanno aiutato migliaia di persone a far fronte e superare la condizione di estremo disagio esistenziale che gli causava l’attrazione per persone dello stesso sesso.
Sei Stati americani hanno già approvato leggi liberticide, in tal senso, come quella proposta dal senatore Lo Giudice qui in Italia: l’abolizione delle terapie riparative è una priorità dell’agenda ideologica LGBT (davvero omofobi sono loro!).
Nel 2014, il National Center for Lesbian Rights ha chiesto al Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura, a Ginevra, la condanna delle terapie riparative. Negli anni successivi, l’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani ha raccomandato di vietarle, e l’Esperto “indipendente” delle Nazioni Unite sull’orientamento sessuale e l’identità di genere , da poco costituito, ha dichiarato la sua intenzione di far vietare le terapie riparative in tutto il mondo.
La denuncia della National Taskforce for Therapy Equality , viceversa, spiega che non ci sono prove scientifiche sul fatto che l’orientamento sessuale non si possa cambiare o sul fatto che cambiarlo possa in alcun modo rivelarsi dannoso – anche perché alla base di tutto ci deve essere e c’è la libera volontà del soggetto interessato a farlo.
Chissà se si trovano anche in Italia 60 psicologi che hanno il coraggio della verità e di difendere le persone dal diktat dell’ideologia omosessualista: ne sa qualcosa il dottor Giancarlo Ricci, finito sotto inchiesta presso l’ordine degli psicologi, per aver detto che i bambini hanno bisogno della mamma e del papà...
Redazione
Fonte: CFam
AGISCI ANCHE TU! FIRMA LE NOSTRE PETIZIONI