Per via delle celebrazioni dell’8 e del 21 marzo, in questo mese questa nostra Rivista ha sempre dato attenzione alla questione femminile e/o alla promozione della pari dignità sociale delle persone diversamente abili e, in particolare, dei portatori di sindrome di Down. Quest’anno, invece, abbiamo deciso di dedicare il primo piano al papà. La festa di san Giuseppe non deve passare sottotono, ora più che mai, visto che è in atto una sistematica cancellazione del padre, dell’uomo, del maschio. Da decenni si è andata destrutturando l’autorevolezza paterna: sappiamo bene che il “patriarcato” è diventato il nemico pubblico numero uno, soprattutto per le ragazzine che si “formano” sui social e alla tv. E i ragazzini, a fronte di questa propaganda martellante, sono sempre più repressi e impacciati, salvo poi reagire senza controllo e raziocinio cedendo a esecrabili forme di violenza - non solo “di genere”- davvero sconcertanti.
Proponiamo, quindi, una riflessione sull’importanza del padre per la famiglia, i figli e la società. Importanza reale, in una società che esalta solo il femminile. In cui il padre è ridotto a un semplice “aiutante” o fornitore economico. In cui il padre “modello” è l’inetto, immorale, stupido Homer Simpson.
Questa svalutazione del ruolo paterno è stata determinante, secondo psicologi di fama come Claudio Risé, per la crisi più ampia delle relazioni familiari e sociali cui stiamo assistendo.
Urge una rieducazione culturale che valorizzi il ruolo del padre.
Urge un impegno da parte degli uomini a riappropriarsi della loro responsabilità genitoriale.
Urge una riscoperta dei valori legati alla paternità, come l’autorevolezza, la protezione e la guida.
Urge un impegno individuale, da parte mia che sto scrivendo, da parte tua che stai leggendo, per arginare questa deriva. Sembra impossibile visto il gioco di forze in campo? Non lo è perché dalla nostra c’è la ragione naturale, il buon senso, la natura dell’uomo e - non ultimo - la Provvidenza. E se il Padre è con noi, chi sarà contro di noi?
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