Sappiamo tutti quanto le sane abitudini siano formative per la buona crescita dei bambini: alzarsi a una determinata ora, prepararsi per andare a scuola, arrivare puntuali all’inizio della lezione, etc.
L’emergenza sanitaria che sta attraversando il nostro Paese a causa dell’epidemia di coronavirus ha completamente rivoluzionato la vita – oltre che, ovviamente, dei malati, del personale sanitario e dei tanti che svolgono servizi essenziali in questo frangente – anche dei bambini.
L’anno scolastico, tutt’ora in corso, ha subito, infatti, una improvvisa e notevole trasformazione del suo normale svolgimento: inizialmente si era detto che, per contenere l’epidemia, sarebbe stato meglio che i bambini restassero a casa per alcuni giorni, ma, quando si è capito che il tempo necessario era molto di più, la didattica ha dovuto adeguarsi alla difficile situazione che sta vivendo l’Italia.
I bambini hanno bisogno di attenzioni particolari, specialmente ora che si potrebbero sentire circondati da una minaccia invisibile. Ed ecco che, come l’emergenza sanitaria ha portato alla luce l’esistenza di un’altra emergenza, anch’essa da non sottovalutare, quella educativa, così il virus che i medici stanno combattendo negli ospedali ci ha fatto scoprire l’esistenza di un altro “virus”, anch’esso da combattere: la paura.
Per aiutare i bambini a vincere questo “virus” e farli sentire al sicuro, «Abbiamo bisogno di una presenza. Abbiamo bisogno di essere presenza», spiega un articolo di Tempi.
«Gli insegnanti sono chiamati dalle circostanze ad una spinta creativa che deve trovare le traiettorie giuste per non lasciar indietro nessuno con gli strumenti che si hanno a disposizione e con tutte le opportunità che vanno valutate e sperimentate» e lo stesso compito spetta ai genitori: riempire, cioè, di “presenza” quel vuoto che inevitabilmente genera il non poter condurre regolarmente la propria vita e il non poter uscire di casa.
E questo non solo cercando di occupare tutto il tempo con attività per non rimanere indietro con gli studi o per non annoiarsi, ma anche e soprattutto riscoprendo rapporti veri e curando le relazioni familiari, quelle radici indispensabili che bambini e ragazzi hanno incredibilmente bisogno di vedere sempre pronte a sostenerli e incoraggiarli nel cammino della loro vita.
Buon lavoro, dunque, agli insegnanti, ma anche e soprattutto ai genitori.
di Luca Scalise