Ogni organo del corpo umano, se utilizzato poco, male o per nulla, si atrofizza. La stessa cosa si può dire delle capacità intellettive. Qualunque forma di innovazione tecnologica è utile a sviluppare l’intelligenza, qualora si limiti ad essere un ausilio per l’intelligenza stessa. Vale per le ormai “vecchie” tecnologie - pensiamo alla radio, alla televisione - ma vale anche e soprattutto per quelle nuove e nuovissime come smartphone, social e intelligenza artificiale.
Ma davvero la nostra intelligenza, le nostre capacità cognitive, si possono “atrofizzare”? Un interrogativo tutt’altro che banale. L’essere umano può diventare più “stupido” (passateci il termine) grazie alla tecnologia?
Rischio intelligenza atrofizzata
Un’indagine compiuta dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo (Ocse) su soggetti adulti tra i 16 e i 65 anni di 31 Paesi avanzati sembrerebbe rispondere in maniera affermativa. L’Ocse ha rilevato un deterioramento della capacità di comprensione di un testo scritto nel dodicennio 2012-2023. Vale a dire che 13 anni fa tale capacità era più solida rispetto a due anni fa. Inoltre, tale declino è più evidente tra i maschi di mezz'età. In particolare, in Italia è salita dal 28% al 35% la percentuale di intervistati di “livello 1” o al di sotto di tale livello, ovvero coloro che comprendono il significato di una frase ma non necessariamente un concetto espresso in più frasi o la sua verosimiglianza.
Social network i più “pericolosi”?
Sulle cause e sui "responsabili" ci sono opinioni diverse. Per esempio alcune testate come il Financial Times non puntano il dito tanto contro l’intelligenza artificiale o, più in generale, Internet, quanto contro i social network, colpevoli di diffondere informazioni in quantità eccessive, incontrollabili, imprecise, contraddittorie e fuorvianti. In altre parole, di essere il ricettacolo per eccellenza per le fake news. A proposito di social network, c’è anche un risvolto di carattere meno intellettivo e più spiccatamente emotivo-affettivo. Lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, ad esempio - intervistato dal Corriere della Sera - ha recentemente indagato sull’uso eccessivo dei social da parte degli adolescenti e dei giovani a monte del quale c’è probabilmente «un tentativo di colmare il vuoto, di lenire il senso di solitudine sperimentato ogni giorno in mezzo agli altri». L’assenza di comunicazione nel mondo reale – e in particolare con gli adulti – viene così compensata dagli strumenti virtuali. Al tempo stesso, però, Lancini non ritiene che i social network siano la «causa del dolore» tra gli adolescenti.
Tuteliamo i giovani dai pericoli della Rete
Ciò non è del tutto vero per il semplice motivo che, se non usata correttamente e con i giusti criteri, la rete può diventare una “fabbrica di illusioni”. I social network, le chatroom e le community virtuali in tutte le loro forme, così come il Web in generale e l’intelligenza artificiale, mostrano un’apparenza luccicante che spesso non corrisponde alla realtà. Una mente adolescenziale, non ancora matura, né formata, non è in grado di filtrare, né di razionalizzare i contenuti di cui è ricettrice, scatenando così un circolo vizioso di frustrazioni e di dipendenze. Tra questi pensiamo a devastanti fenomeni come cyberbullismo, stalking, sexting e revenge porn, che coinvolgono giovani e adulti, ma anche pedofilia, pedopornografia e adescamento dei minori proprio online.
In ultima analisi, se è vero che i social non sono tanto la causa quanto la conseguenza della disgregazione sociale e familiare, è altrettanto vero, che menti confuse e poco propense alla riflessione (l’intelligenza artificiale, ormai, supplisce finanche alle funzioni più elementari), oltre che emotivamente fragili, diventano quanto di più permeabile possa esserci proprio alla pornografia, alla sessualizzazione precoce e all'ideologia gender in tutte le sue forme più sofisticate e perniciose. Ecco perché, sì, i social e la Rete possono davvero renderci più “stupidi” ed è per questo che dobbiamo proteggerci e proteggere i più giovani.