Tutelare l’immagine pubblica di istituzioni scolastiche e docenti è diventata un’urgenza. Così come è una necessità che gli insegnanti abbiano un comportamento irreprensibile, quando sono in pubblico, proprio per il ruolo di educatori e di esempio che hanno nei confronti di bambini e adolescenti. Questo vale da sempre nei luoghi pubblici, anche oltre il contesto scolastico, e oggi più che mai vale per quelli che sono diventati i luoghi pubblici più affollati, ovvero i social e in generale il Web. Un minimo comportamento sbagliato si trasforma ormai, infatti, in qualcosa di virale, cade nel tritacarne mediatico, e finisce quindi molto più facilmente e con molta più risonanza, negli occhi e nelle orecchie degli studenti.
Un Codice Etico
Ecco perché il mondo della scuola deve correre ai ripari, cercando di custodire la dignità professionale dei docenti e lo potrebbe fare anche attraverso la stesura di un Codice Etico per il personale che il Ministero dell’Istruzione e del Merito (Mim) si prepara ad approvare. Una decisione che, così come questa nostra disamina, arriva dopo i recenti fatti di cronaca - o meglio, gossip - che hanno interessato alcuni insegnanti e le loro “scorribande”, in alcuni casi addirittura hot, sul Web. L’ultimo, in ordine di tempo, ha infatti visto coinvolta una giovane maestra d’asilo - tra l’altro cattolico - e atleta bodybuilder ventinovenne con tanto di foto sexy sul proprio profilo Onlyfans. Dopo le critiche di alcuni genitori che ne hanno scoperto la “reputazione” social, l’insegnante è stata prontamente sospesa dal suo posto di lavoro. E in effetti «pubblicare foto su OnlyFans non è un comportamento compatibile con l’insegnamento a minori», ha dichiarato espressamente nel merito Paola Bortoletto, presidente dell’Associazione Nazionale Dirigenti Scolastici. Un caso, pensandoci bene, purtroppo neanche troppo isolato. Basti ricordare i vari casi che di tanto in tanto spuntano sulla stampa di “amicizie” facili sui social tra docenti e studenti; alle degenerazioni di certi messaggi sulle chat Whatsapp tra insegnanti e alunni; allo scambio e alla condivisione di foto compromettenti che aprono a relazioni quanto meno ambigue.
Un’etica per i docenti, soprattutto sui social
Pertanto, sulla scia del Codice di comportamento nazionale per i dipendenti pubblici già esistente e modificato l’ultima volta nel giugno 2023, il Mim sarebbe al lavoro per approvare nuove linee guida con tanto di indicazioni per docenti e personale scolastico sui comportamenti da osservare pedissequamente in special modo sui profili social: «Il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale», si legge nella bozza del testo. E ancora, «le amministrazioni si possono dotare di una ‘social media policy’ per ciascuna tipologia di piattaforma digitale», che «deve individuare le condotte che possono danneggiare la reputazione delle amministrazioni». Insomma se un tempo non c’era bisogno di una particolare netiquette, nella società digitale si rischia non solo di dare il cattivo esempio ai propri alunni, ma anche di infangare notevolmente l’istituzione scolastica in cui si lavora e la stessa categoria che si rappresenta. Per cui un Codice etico diventa necessario, perché i docenti rinsaldino la propria consapevolezza di avere un ruolo decisivo nella crescita e nello sviluppo umano prima che culturale delle giovani generazioni: la loro responsabilità non si limita infatti ai contenuti oggetto della disciplina d’insegnamento, ma si estende ai valori che professano e che sono chiamati a testimoniare attraverso uno stile di vita coerente, o quanto meno tendente a una simile congruenza. Perciò è opportuno che sui social gli insegnanti mantengano decoro e riservatezza: «Il personale della scuola deve essere molto attento alla gestione della propria immagine social e soppesare i messaggi che trasmette e invia, pensando al ruolo educativo e istituzionale che ricopre. I confini tra ambito professionale e ambito privato possono essere labili se ci si avvale di strumenti di comunicazione affidati ai social network. Ciascuno si comporti in modo tale da poter essere sereno anche nel caso in cui sia ‘rintracciato’ sul web. E viene fatto “divieto assoluto” di avere chat tra il personale scolastico e gli studenti della scuola», si legge per esempio nell’aggiornamento del regolamento scolastico di un istituto di Cuneo.
Un’etica anche contro il gender nelle scuole
Al di là delle misure che saranno contenute nel Codice Etico, è fondamentale avere la consapevolezza che in generale un’etica - e una morale - servano a prescindere per chi ha in mano l’educazione, la crescita e la formazione dei nostri figli e nipoti. Si tratta infatti di avere dei comportamenti che testimonino ciò che poi si insegna e che dunque non lascino spazi a nulla di ambiguo, figuriamoci di obbrobrioso o dannoso. E in questo rientra anche la questione del gender. Ebbene sì, perché per gli insegnanti avere un’etica, avere una morale, da portare poi in classe significa avere come docenti quella onestà intellettuale - e poi concreta - di respingere (e ovviamente non appoggiare) le istanze Lgbtqia+ che vorrebbero entrare nelle scuole. Purtroppo, lo sappiamo, non di rado sono proprio alcuni docenti i primi a promuovere, in nome di una presunta logica dell'inclusione, quei progetti in salsa arcobaleno e di indottrinamento al gender nelle aule, invece di ostacolarli e impedirli per favorire una sana educazione integrale dei loro alunni. In questo modo più che essere formatori diventano veicolo di una pericolosa ideologia contro ogni evidenza scientifica, che rischia di mietere le sue vittime, in specie tra i più giovani, decisamente più vulnerabili nella fase adolescenziale della loro crescita.