Un altro colpo alla libertà educativa e all’innocenza dei nostri figli. Il progetto “Ardi” (acronimo di Ascolto, rispetto, dialogo inclusivo), finanziato con la cifra esorbitante di 400mila euro dalla Regione Toscana, a guida PD, si prepara a entrare nelle scuole secondarie di I e II grado della provincia di Prato con un obiettivo inquietante: smantellare la cosiddetta "cultura patriarcale" e destrutturare gli “stereotipi di genere”.
Sotto il pretesto della lotta alle discriminazioni, ci chiediamo chi siano i presunti “esperti” che verranno chiamati a plasmare la mentalità di 13mila studenti, influenzando anche docenti e personale scolastico. Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di infiltrare nelle scuole l’Agenda Lgbtqia+, celata dietro parole altisonanti come "inclusione" e "rispetto"?
Dalle Carriere Alias alla fluidità sessuale imposta ai bambini, fino alla transizione per i minori, la scuola italiana sta diventando il laboratorio dell’ideologia gender, con la complicità delle istituzioni e dei governi locali, mentre le famiglie vengono deliberatamente tenute all’oscuro.
Pro Vita & Famiglia Onlus lancia l’allarme e scende in campo con la campagna nazionale “Mio Figlio No” per fermare questo indottrinamento forzato e chiedere una legge urgente che tuteli la libertà educativa delle famiglie. Il dato è chiaro: l’83% degli italiani vuole essere informato in modo preventivo e dettagliato sui progetti scolastici che toccano tematiche di sessualità e affettività, come confermato da un’indagine nazionale di Noto Sondaggi.
Basta con la manipolazione dei nostri figli! È ora che la politica intervenga per garantire alle famiglie il diritto di educare i propri bambini secondo i propri valori, senza imposizioni ideologiche mascherate da percorsi educativi.
Così Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia Onlus, in merito alla presentazione del progetto “Ardi”, finanziato dalla Regione Toscana con i soldi del Fondo Sociale Europeo. Nel dettaglio, il piano prevede proiezioni di film e incontri rivolti agli studenti delle scuole secondarie di I e II grado, mentre a docenti e personale ATA saranno dedicati incontri per “migliorare le competenze didattiche”. Un’operazione dal chiaro sapore ideologico.