Intervista allo scrittore e giornalista Marcello Veneziani, intellettuale di spicco nel panorama culturale italiano. Ha lavorato per i maggiori quotidiani italiani e per la RAI. Tra le ultime opere pubblicate “Vivere non basta. Lettere a Seneca sulla felicità” (Mondadori, 2011), e “La rivoluzione conservatrice in Italia. Dalla nascita dell’ideologia italiana alla fine del berlusconismo” (SugarCo, 2012)
Dott. Veneziani, riguardo alla questione dell’aborto, l’opinione pubblica è divisa fra “pro-life” e “pro-choice”. Dove si colloca lei?
Difendo la vita, come scelta e come destino. E difendo anche la lingua patria, per cui preferisco tradurre in “vita e scelta” life e choice.
Oltre ai diritti delle donne, esiste anche il diritto alla vita del bambino?
E’ amaro e sconfortante porre la questione, come lei giustamente fa, in forma di domanda. Dovrebbe essere un sentire comune universale, che precede la sfera delle opinioni e delle questioni giuridiche. Un fatto naturale, semplicemente legato alla realtà delle cose e alla condizione umana. Certo che esiste.
Cosa pensa lei della legge 194? Pensa che vada abrogata o corretta?
In linea di principio direi che andrebbe abrogata. Realisticamente penso che vada corretta, cercando di contemperare il diritto alla vita del bambino col diritto alla scelta dei suoi genitori.
L’aborto oggi è molto diffuso. L’Italia è al 219° posto, fra 221 nazioni, per quanto concerne la natalità. Crede che la diffusione dell’aborto e la bassa natalità possano anche danneggiare lo sviluppo economico?
La denatalità è un capitolo più vasto dell’aborto, perché vi rientra non solo la decisione di rifiutare un figlio non voluto, non deciso, non concordato; ma investe proprio il rapporto con la vita di noi europei e in particolare di noi italiani. L’egoismo e l’egocentrismo, la convinzione che “dopo di noi il diluvio”. La matrice di fondo è la stessa, ma la gamma delle opzioni contro la natalità è più vasta.
L’aborto ha un effetto sulla salute e sulla psiche della madre e spesso anche del marito. La RU 486 ha causato decine di morti in Italia. Tuttavia, sembra che la grande stampa non ne parli. Perché?
Beh, si sa, l’aborto è uno dei grandi tabù della nostra epoca, come le unioni gay o la shoah. C’è un pregiudizio che impedisce di vedere anche l’altra faccia del problema, rimozione e omertà....
Nonostante che i Successori di Pietro sino stati chiari riguardo alla condanna dell’aborto, molti cattolici preferiscono “il male minore” e sostengono la legge 194. Cosa ne pensa?
Capisco il realismo fino a che non diventa cedimento su principi di vita non negoziabili.
Il Parlamento Francese ha introdotto una legge che permette l’assoluta uguaglianza fra famiglia naturale e famiglia composta di persone dello stesso sesso, inclusa l’adozione di bambini da parte delle ultime, tanto che le parole “mamma” e “papà” scompariranno dal “carnet de la famille”. La mia opinione è di netto dissenso. La famiglia è l’unica struttura naturale e culturale su cui si fonda e si rigenera ogni comunità. Le altre sono unioni che riguardano solo la sfera della libertà dei singoli. Una società dovrebbe tutelare e promuovere la famiglia, e lasciare libertà alle altre unioni che possono essere regolate con contratti e scritture private.
Cosa pensa riguardo all’obiezione di coscienza dei medici che si rifiutano di operare aborti e di chi crede, invece, che questa limiti i diritti delle donne?
Non si può stabilire la priorità di un diritto sugli altri. Hanno diritto alla vita i nascituri, hanno dirotto alla scelta i medici al pari delle donne.
Cos’altro vuol dire ai nostri lettori?
Semplicemente l’invito a tornare alla realtà, non dico ai principi fondamentali su cui ha retto ogni civiltà, ma almeno alla realtà.
di Antonio Brandi