Un nuovo caso di censura in danno della causa pro life ad opera di Facebook è stato denunciato negli USA. A renderlo noto è il produttore del film Gosnell, in uscita il 12 ottobre, che racconta la storia del “medico” abortista più efferato d’America; storia che conta centinaia di vittime tra i bambini non nati (e anche appena nati, data l’abitudine del “dottore” di compiere aborti a nascita parziale) e anche qualche donna. «Ci sono vere vittime qui la cui storia merita di essere raccontata e abbiamo deciso di far luce sui crimini di Gosnell e su come il governo gli ha permesso di operare per 17 anni senza proteggere donne e bambini, che è quello che il giornalismo dovrebbe fare». Queste le parole del produttore Phelim McAleer.
Come accade ormai per ogni campagna pubblicitaria che si rispetti, i produttori si sono impegnati a promuovere il film sui social. A quanto dichiarato da McAleer, però, «Facebook sta censurando questa storia e sta distruggendo i nostri tentativi di divulgare al pubblico le notizie su questo film. […] Il pubblico vuole vedere questo contenuto e siamo disposti a pagare per la pubblicità, ma ancora una volta Facebook ci mette i bastoni tra le ruote. Come cineasti indipendenti, abbiamo un budget limitato e Facebook è fondamentale per nostri sforzi pubblicitari».
Com’è noto, Facebook accetta pagamenti in cambio di maggior visibilità dei post sulle sue pagine: considerando il radicamento del social network nella comunità virtuale, questa è, attualmente, una tra le più efficaci forme di pubblicità. Quando McAleer ha cercato di pagare per pubblicare annunci in promozione, Facebook ha ripetutamente rifiutato, rifiutando i pagamenti e senza dare alcuna spiegazione: «Semplicemente affermano che non è stato approvato e che bisogna controllare i loro standard, ma non danno una ragione specifica per cui questo post potrebbe non essere promosso»: è chiaro che non vogliono far passare il messaggio pro vita per il pubblico pro vita, secondo il regista.
Il ritornello ormai è arcinoto: abbiamo riportato i casi di LifeSiteNews e LiveAction, per non parlare del commovente episodio del piccolo Walter Joshua. Questi standard di Facebook sembrano un po’ troppo a senso unico...
Redazione
Fonte:
LiveAction